Ci sono quelle giornate in cui non hai proprio voglia di fare niente. Oggi è una di quelle, non ho neanche voglia di scrivere questo post. Il caldo soffocante di Torino, la sensazione di non riposare bene e abbastanza. Lo stomaco in perenne agitazione. Non riuscire a mettere in pratica tutte quelle tecniche imparate per ridurre il disagio e sostituirlo con sensazioni positive. Avere tutti i sensi incentrati su se stessi e sul proprio corpo invece che proiettarsi verso il mondo. A volte sopportarsi è proprio dura. Ma domani sarà sicuramente meglio...
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giovedì 26 luglio 2012
Le giornate no...
Ci sono quelle giornate in cui non hai proprio voglia di fare niente. Oggi è una di quelle, non ho neanche voglia di scrivere questo post. Il caldo soffocante di Torino, la sensazione di non riposare bene e abbastanza. Lo stomaco in perenne agitazione. Non riuscire a mettere in pratica tutte quelle tecniche imparate per ridurre il disagio e sostituirlo con sensazioni positive. Avere tutti i sensi incentrati su se stessi e sul proprio corpo invece che proiettarsi verso il mondo. A volte sopportarsi è proprio dura. Ma domani sarà sicuramente meglio...
mercoledì 18 luglio 2012
Vecchi saggi
Parliamo con gli anziani, stiamogli vicino e ascoltiamoli. A volte possono sembrare noiosi, a volte ripetitivi e in alcuni casi pure pungenti e irritanti. Ma gli anziani sono il nostro passato, ma soprattutto il nostro futuro. Futuro perchè anche noi diventeremo anziani e forse quando lo saremo ci farà piacere sapere che tutte le nostre esperienze possono essere raccontate e tramandate ad altre generazioni. Ho scoperto che nelle persone anziane, anche quelle senza anni di scuola alle spalle, spesso solo le elementari, si possono trovare delle perle di saggezza non indifferenti. Anche i dialetti, espressione per alcuni e unico modo di esprimersi per altri, portano con se quel calore e quel pezzo del nostro paese che magari non conosciamo, ma che traspare dalle parole e dalla cadenza con cui vengono espresse.
venerdì 13 luglio 2012
Ognuno se ne va a suo modo...
Lui non era ancora pronto. Prima di andarsene voleva salutare i suoi figli e quindi li ha attesi con pazienza. Anche se il tempo era scaduto a lui non interessava. Quello che contava era poter salutare tutti per l'ultima volta...
...e ci è riuscito.
Ciao, e grazie per avere contribuito a rendere questo mondo migliore.
...e ci è riuscito.
Ciao, e grazie per avere contribuito a rendere questo mondo migliore.
venerdì 6 luglio 2012
Proposta per la riforma delle pensioni 1.0
1 - Dopo 40 anni di contributi si ha diritto alla pensione (contributiva)
2 - Per chi non ha raggiunto i 40 anni di contributi età pensionabile obbligatoria 65 anni
3 - Pensione sociale minima per tutti a raggiungimento dei 65 anni di età di 900 euro netti al mese.
4 - Tetto massimo per la pensione INPS o simili di 3.500 Euro, ad esclusione di eventuali pensioni private integrative.
5 - Rivalutazione delle pensioni in base all'andamento economico nazionale.
6 - I politici andranno in pensione (contributiva) secondo le regole di tutti gli altri cittadini.
Il sondaggio ha dato questo esito
2 - Per chi non ha raggiunto i 40 anni di contributi età pensionabile obbligatoria 65 anni
3 - Pensione sociale minima per tutti a raggiungimento dei 65 anni di età di 900 euro netti al mese.
4 - Tetto massimo per la pensione INPS o simili di 3.500 Euro, ad esclusione di eventuali pensioni private integrative.
5 - Rivalutazione delle pensioni in base all'andamento economico nazionale.
6 - I politici andranno in pensione (contributiva) secondo le regole di tutti gli altri cittadini.
Il sondaggio ha dato questo esito
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No 0%
Modificherei qualcosa 36%
martedì 3 luglio 2012
Una dipendenza che non sai di avere e potrebbe costarti cara
Ho smesso di fumare, non mangio carne, ho detto addio alla TV, ho rottamato la macchina e mi sposto in bici. Ma ho ancora un terribile dipendenza e non riesco a smettere!
E, sai una cosa? Probabilmente se l’hai anche tu! Ora ti spiego.
Di solito si diventa dipendenti da qualcosa che ci crea un vantaggio immediato e consistente, anche se a fronte di un innegabile danno futuro. Ad esempio una sensazione di piacere, relax, divertimento… che nuoce gravemente. Prendiamo la sigaretta. Ho fumato per tanti anni, so come ci si sente. Un figo nella migliore delle ipotesi, un po’ meno stressato nella peggiore. Però al mattino ti svegli con un topo morto in gola e hai un fiato che uccide gli orsi bruni. Insomma, poco sexy e poco animalista. Poi, alla lunga, conosci gente che muore di tumore ai polmoni. Puf, di colpo quella persona non c’è più. Leggi “Il fumo uccide” sul pacchetto e ti dici: “A me non succede.” Infatti è successo a quell’altro. E vai avanti così.
Quando un’abitudine ci reca più svantaggi che vantaggi eppure ci sembra irrinunciabile, bene, amici, questa è dipendenza! Se la ragione parla chiaro eppure non la ascoltiamo, perché tanto “a me non succede”, poche storie, hai la scimmia!
Ebbene, lo confesso, io ho la scimmia dei combustibili fossili a basso costo.
Mi piace avere la luce elettrica sempre a disposizione, cibo in abbondanza ottenuto attraverso un’agricoltura insostenibile senza un massiccio uso di idrocarburi, mi piace che ciò che mangio mi raggiunga viaggiando da tutto il mondo. Mi piace accendere l’aria condizionata quando ho caldo. Mi piace il mio computer e il mio iPhone fatto in Cina. Mi piace da morire Internet, è così comodo. E le mie scarpe da ginnastica? Bellissime! E il sellino imbottito della bici? Gran parte degli oggetti che uso quotidianamente è fatto con derivati del petrolio. Non voglio rinunciarci. Tutto ciò che mi circonda è in qualche modo correlato all’utilizzo dei combustibili fossili a basso costo. Tutto il mio mondo lo è (e anche il tuo)! È normale!
Solo che…
Poi scopro che da decenni che le compagnie petrolifere non trovano grandi giacimenti paragonabili a quelli che hanno permesso la creazione del mondo in cui sono abituato a vivere e che dal 1981 consumiamo globalmente di più di quanto estraiamo. Tra l’altro, è una mia impressione o i costi dell’energia sono sempre più alti? E’ una mia impressione o il riscaldamento globale è una realtà quotidiana? Qualcuno dice che i danni inflitti all’ecosistema dalla nostra dipendenza dal petrolio sono ormai irreversibili. Chi? Scienziati, accademici, consiglieri politici. Ho scavato sotto la superficie delle notizie riportate dai quotidiani e ho scoperto che da un lato il petrolio si esaurirà in tempi brevi e dall’altra il clima sta precipitando verso una situazione sempre meno compatibile con il nostro stile di vita… anche questo prima di quanto si immagini. Ma davvero questa situazione si sta inevitabilmente avvitando su se stessa? Davvero è ormai questione di poco? Se fosse vero, ciascuno di noi ha il dovere verso se stesso, i propri figli e il mondo stesso di prendere coscienza di quanto sta accadendo e quindi modificare il proprio stile di vita, e pretendere che chi sta in alto inserisca adesso, prima che sia troppo tardi, la questione nell’agenda politica nazionale e internazionale! Il mio stile di vita dipende al 100% dal petrolio, eppure il rapporto costi benefici della sua estrazione e del suo utilizzo sta diventando non solo insostenibile, ma IMPOSSIBILE. Devo e dobbiamo perdere il vizio prima che sia troppo tardi? Come individui prima e come civiltà poi, abbiamo la scimmia?
La ragione me lo dice, ma poi sento una vocina che mi sussurra: “A me non succede”. Poi a quella vocina se ne aggiungono altre, a miliardi. “A noi non succede”. In mezzo a quel coro mi sembra di sentire la voce della maggior parte delle persone che conosco. Allora, per un secondo, mi prende una paura tremenda, fino a quando odo alcune altre voci, poche, ma robuste che dicono: “Cambiare è possibile, lo stiamo già facendo. Impegniamoci insieme.” E inizio a sentirmi meglio.
Spero con tutto il cuore che tra quelle voci ci sia anche la tua.
Spero con tutto il cuore che tra quelle voci ci sia anche la tua.
Flavio Troisi www.flaviotroisi.com
venerdì 29 giugno 2012
Bambini
I bambini sono proprio meravigliosi. Crudeli e affettuosi allo stesso tempo. Ho due figli ed ho sempre pensato che forse conoscendoli e vedendoli crescere avrei provato un tipo di amore diverso. E invece, quando stanno male, anche solo una semplice febbriciattola, capisco che dentro la mia testa i miei figli hanno la medesima importanza. E di questo sono veramente felice. So di essere troppo ansioso e apprensivo come genitore ma questo mi aiuta anche a provare forti sentimenti che probabilmente una volta non sarei riuscito a provare. Bambini, se li hai non ne puoi più fare a meno.
giovedì 28 giugno 2012
Italia-Germania-Finocchiaro
Anch'io probabilmente stasera guarderò Italia-Germania. La guarderò perchè la televisione non offre più nulla che possa interessarmi e perchè tutto sommato il calcio è ancora uno sport che ti può far passare un'ora e mezza senza pensieri. Non mi interessa il contorno ma solo lo spettacolo. Sento però la necessità di affermare che l'Italia sta passando uno dei periodi più bui dal dopoguerra. Quindi italiani, guardiamoci la partita, ma guardiamoci anche da questo governo. Ricordiamoci che non l'abbiamo eletto noi. Ricordiamoci, quando sarà il momento, che tutte queste manovre "contro" noi povera gente, pensioni, esodati, articolo 18 sono tutte state approvate dal Parlamento e quindi da PD e PDL (anche Casini che se si andasse a votare ora prenderebbe solo 1 voto credo, cioè il suo). Gli italiani dimenticano in fretta. Non deve accadere! Tutto questo è colpa del governo ma la responsabilità è di chi gli sta dando fiducia.
Guardate in questo video la Senatrice del PD, Angela Finocchiaro, gettare candidamente la sigaretta in terra scendendo dall'auto. Sembra un gesto piccolo, ma in realtà per chi dovrebbe dare l'esempio è un gesto vergognoso che indica la totale mancanza di rispetto per chiunque.
Guardate in questo video la Senatrice del PD, Angela Finocchiaro, gettare candidamente la sigaretta in terra scendendo dall'auto. Sembra un gesto piccolo, ma in realtà per chi dovrebbe dare l'esempio è un gesto vergognoso che indica la totale mancanza di rispetto per chiunque.
domenica 24 giugno 2012
Un'idea semplice per riprenderci l'economia reale
Chi in Italia apre un piccolo esercizio commerciale o è un pazzo o un santo. In entrambi i casi, un possibile martire. Il suo socio indesiderato, lo Stato, gli chiede sempre di più e gli restituisce sempre di meno. Il piccolo negoziante non ha un lavoro, ha una missione impossibile. Noi che viviamo nel quartiere, e che ogni giorno passiamo davanti alla sua vetrina, abbiamo in pugno la sopravvivenza sua e della sua famiglia. Siamo molto vicini, ma ci sentiamo assai diversi da lui. Eppure il negoziante è uno come noi, solo un po’ più coraggioso. O incosciente. Qualche volta ci sta anche sul culo, perché si è messo in testa di essere un libero imprenditore e magari aspira a guadagnare anche bene.Un giorno si è detto: ma perché io devo lavorare per una grande azienda, fare qualcosa che non rappresenta le mie aspirazioni, tutti i giorni e tutto il giorno, senza avere in cambio oltretutto alcuna garanzia di continuità contrattuale, dipendendo dal capriccio di una compagnia senza volto, accettando parodie di contratti? Perché non posso lavorare per me stesso e magari fare ciò che amo?
Pazzi o santi, appunto.
L’economia reale è fatta di questi individui. Nulla sanno di finanza, non hanno mai trafficato in titoli tossici, la crisi l’hanno subita, non creata, ma dalle banche prendono solo calci nei denti. Combattono ogni giorno contro le super offerte della grande distribuzione. Sono Davide contro un esercito di Golia. Ma come è cominciata questa storia?
Negli anni Settanta, i miei genitori mi mandavano a comprare il latte in latteria (strano), il pane in panetteria (insolito), la verdura dal verduriere (inusuale) e la carne dal macellaio (follia). Tutti questi negozi si trovavano nella stessa via, uno accanto all’altro. I negozianti avevano figli, famiglie, probabilmente case di proprietà. Le mantenevano conducendo i loro affari in un negozio di quartiere di pochi metri quadri. Era la loro vita. Una vita fatta di intraprendenza e piccola distribuzione.
Un giorno, dal pianeta Grande Distribuzione, alle porte di Torino atterrò il primo Centro Commerciale che io ricordi. Si chiamava Città Mercato. Il nome, a pensarci , era tutto un programma. Eravamo abituati a pensare alla città come ad un insieme di istanze e attività, una mosaico di vita privata e lavoro, affetti e affari, politica e libertà. Ma forse ci eravamo sbagliati. Nel nuovo immenso edificio, la città era una sola cosa, un Mercato.
La novità piacque e prese piede. Luci sfavillanti, aria condizionata, musica soft. Vi si comprava ogni genere di merce, i prezzi erano buoni e l’esperienza dell’acquisto diventava un momento di svago, una passeggiata dentro i nuovi monumenti del mercato. Negli anni successivi, atterrarono in città altri Centri Commerciali, e tutti noi vi entrammo volontariamente, consegnando con piacere i nostri soldi a pochi grandi proprietari che li coordinavano da lontani uffici in cui non avremmo mai messo piede, anziché a una vasta rete di piccoli negozianti, che potevamo guardare in faccia tutti i giorni. E questi ultimi iniziarono a chiudere uno via l’altro. Era il progresso. Tutto normale.
Decenni dopo la sola idea di aprire un piccolo esercizio commerciale da tremare gli impavidi. Guadagnarsi da vivere con la propria intraprendenza è una bestemmia. I grandi Centri Commerciali hanno assorbito insieme ai nostri guadagni, qualsiasi velleità di aprire un negozio di proporzioni familiari. Contro il gigantismo di un commercio fatto di holding e società estere, il commercio al minuto dura un secondo e il piccolo è microscopico.
Ci abbiamo perso tutti. Credendo nel dubbio vantaggio di abitare una Città Mercato ci siamo giocati la possibilità di fare mercato nella nostra città, senza essere per forza eroi o santi. Un modo di ribaltare la situazione è tornare a fare acquisti dal piccolo negoziante di fiducia, uno che dice no all’idea che tutti i soldi debbano concentrarsi nelle mani di pochi, uno che ci prova nonostante tutto e per farlo getta il cuore oltre il bancone. Uno da cui puoi ancora andare a comprare, e magari chiacchierarci. Uno che è l’antidoto vivente di tutto ciò che nella globalizzazione dei mercati è andato storto.
E se anziché consegnare denaro e futuro a conglomerati finanziari senza volto, ricominciassimo a far circolare i nostri soldi nei nostri quartieri, non fra persone giuridiche, ma individui reali? E se smettessimo di essere cittadini-merce delle città-mercato?
Flavio Troisi
www.flaviotroisi.com
giovedì 21 giugno 2012
Pallottole cinesi

L'Italia è un paese strano. Ha un governo che non è stato eletto dal popolo ma da una curiosa alleanza tra maggioranza e opposizione. Il governo in questione però a sua volta non risponde di quello che fa ai suoi cittadini bensì alla Comunità Europea e nello specifico alla Germania. Possiamo quindi dire che lo Stato non appartiene ai cittadini italiani. La cosa che però ha reso maggiore evidenza di quanto gli italiani non siano popolo sovrano, neanche a casa propria, sta accadendo a Milano dove Dalai Lama, atteso per il 26 giugno avrebbe dovuto ricevere la cittadinanza onoraria. E invece no. Infatti la città (sindaco e sinistri) appena la Cina ha iniziato a fare pressioni ha cambiato marcia. Per l'inutile Expo 2015 erano previsti circa un milione di visitatori cinesi e il governo cinese ha posto il veto in caso di conferimento della cittadinanza al suo nemico Dalai Lama. Quindi, possiamo affermare che in Italia oramai gli italiani non possono più decidere nulla ma devono sempre chiedere il permesso agli altri paesi, in questo caso la paura delle pallottole cinesi è stato troppo anche per l'impavido Pisapia.
lunedì 18 giugno 2012
Riflessione
A volte la vita è dura come solo la vita sa esserlo. Ci mette continuamente di fronte alla sofferenza e non possiamo fare altro che prenderne atto. Ho iniziato a capire che le cose non sono oggettive ma sempre soggettive. Tutto dipende dal significato che noi diamo a quello che succede. Gli avvenimenti hanno la valenza che noi gli diamo. Siamo cresciuti con il martellamento del nostro inconscio su cosa è bene e cosa è male, per cosa è giusto soffrire e per cosa no. In realtà viviamo la nostra sofferenza accumulandola. Facciamo 1+1 e cosi andiamo avanti sommando i nostri problemi e le nostre difficoltà arrivando ad un punto in cui soffriamo tantissimo anche per una piccola cosa. Oppure riteniamo insormontabili problemi che non lo sono.
Consiglio il libro "Amare, Tradire" di Aldo Carotenuto, un viaggio dentro la psicoanalisi ma soprattutto dentro l'interpretazione che diamo a quello che ci accade.
Consiglio il libro "Amare, Tradire" di Aldo Carotenuto, un viaggio dentro la psicoanalisi ma soprattutto dentro l'interpretazione che diamo a quello che ci accade.
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