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Vacanze

venerdì 29 giugno 2012

Bambini



I bambini sono proprio meravigliosi. Crudeli e affettuosi allo stesso tempo. Ho due figli ed ho sempre pensato che forse conoscendoli e vedendoli crescere avrei provato un tipo di amore diverso. E invece, quando stanno male, anche solo una semplice febbriciattola, capisco che dentro la mia testa i miei figli hanno la medesima importanza. E di questo sono veramente felice. So di essere troppo ansioso e apprensivo come genitore ma questo mi aiuta anche a provare forti sentimenti che probabilmente una volta non sarei riuscito a provare. Bambini, se li hai non ne puoi più fare a meno.

giovedì 28 giugno 2012

Italia-Germania-Finocchiaro

Anch'io probabilmente stasera guarderò Italia-Germania. La guarderò perchè la televisione non offre più nulla che possa interessarmi e perchè tutto sommato il calcio è ancora uno sport che ti può far passare un'ora e mezza senza pensieri. Non mi interessa il contorno ma solo lo spettacolo. Sento però la necessità di affermare che l'Italia sta passando uno dei periodi più bui dal dopoguerra. Quindi italiani, guardiamoci la partita, ma guardiamoci anche da questo governo. Ricordiamoci che non l'abbiamo eletto noi. Ricordiamoci, quando sarà il momento, che tutte queste manovre "contro" noi povera gente, pensioni, esodati, articolo 18 sono tutte state approvate dal Parlamento e quindi da PD e PDL (anche Casini che se si andasse a votare ora prenderebbe solo 1 voto credo, cioè il suo). Gli italiani dimenticano in fretta. Non deve accadere! Tutto questo è colpa del governo ma la responsabilità è di chi gli sta dando fiducia.
Guardate in questo video la Senatrice del PD, Angela Finocchiaro, gettare candidamente la sigaretta in terra scendendo dall'auto. Sembra un gesto piccolo, ma in realtà per chi dovrebbe dare l'esempio è un gesto vergognoso che indica la totale mancanza di rispetto per chiunque.


domenica 24 giugno 2012

Un'idea semplice per riprenderci l'economia reale

Chi in Italia apre un piccolo esercizio commerciale o è un pazzo o un santo. In entrambi i casi, un possibile martire. Il suo socio indesiderato, lo Stato, gli chiede sempre di più e gli restituisce sempre di meno. Il piccolo negoziante non ha un lavoro, ha una missione impossibile.  Noi che viviamo nel quartiere, e che ogni giorno passiamo davanti alla sua vetrina, abbiamo in pugno la sopravvivenza sua e della sua famiglia. Siamo molto vicini, ma ci sentiamo assai diversi da lui. Eppure il negoziante è uno come noi, solo un po’ più coraggioso. O incosciente. Qualche volta ci sta anche sul culo, perché si è messo in testa di essere un libero imprenditore e magari aspira a guadagnare anche bene.
Un giorno si è detto: ma perché io devo lavorare per una grande azienda, fare qualcosa che non rappresenta le mie aspirazioni, tutti i giorni e tutto il giorno, senza avere in cambio oltretutto alcuna garanzia di continuità contrattuale, dipendendo dal capriccio di una compagnia senza volto, accettando parodie di contratti? Perché non posso lavorare per me stesso e magari fare ciò che amo?
Pazzi o santi, appunto.
L’economia reale è fatta di questi individui. Nulla sanno di finanza, non hanno mai trafficato in titoli tossici, la crisi l’hanno subita, non creata, ma dalle banche prendono solo calci nei denti. Combattono ogni giorno contro le super offerte della grande distribuzione. Sono Davide contro un esercito di Golia. Ma come è cominciata questa storia?
Negli anni Settanta, i miei genitori mi mandavano a comprare il latte in latteria (strano), il pane in panetteria (insolito), la verdura dal verduriere (inusuale) e la carne dal macellaio (follia). Tutti questi negozi si trovavano nella stessa via, uno accanto all’altro.  I negozianti avevano figli, famiglie, probabilmente case di proprietà. Le mantenevano conducendo i loro affari in un negozio di quartiere di pochi metri quadri. Era la loro vita. Una vita fatta di intraprendenza e piccola distribuzione.
Un giorno, dal pianeta Grande Distribuzione, alle porte di Torino atterrò il primo Centro Commerciale che io ricordi. Si chiamava Città Mercato. Il nome, a pensarci , era tutto un programma. Eravamo abituati a pensare alla città come ad un insieme di istanze e attività, una mosaico di vita privata e lavoro, affetti e affari, politica e libertà. Ma forse ci eravamo sbagliati. Nel nuovo immenso edificio, la città era una sola cosa, un Mercato.
La novità piacque e prese piede. Luci sfavillanti, aria condizionata, musica soft. Vi si comprava ogni genere di merce, i prezzi erano buoni e l’esperienza dell’acquisto diventava un momento di svago, una passeggiata dentro i nuovi monumenti del mercato. Negli anni successivi, atterrarono in città altri Centri Commerciali, e tutti noi vi entrammo volontariamente, consegnando con piacere i nostri soldi a pochi grandi proprietari che li coordinavano da lontani uffici in cui non avremmo mai messo piede, anziché a una vasta rete di piccoli negozianti, che potevamo guardare in faccia tutti i giorni. E questi ultimi iniziarono a chiudere uno via l’altro. Era il progresso. Tutto normale.
Decenni dopo la sola idea di aprire un piccolo esercizio commerciale da tremare gli impavidi. Guadagnarsi da vivere con la propria intraprendenza è una bestemmia. I grandi Centri Commerciali hanno assorbito insieme ai nostri guadagni, qualsiasi velleità di aprire un negozio di proporzioni familiari. Contro il gigantismo di un commercio fatto di holding e società estere, il commercio al minuto dura un secondo e il piccolo è microscopico.
Ci abbiamo perso tutti. Credendo nel dubbio vantaggio di abitare una Città Mercato ci siamo giocati la possibilità di fare mercato nella nostra città, senza essere  per forza eroi o santi. Un modo di ribaltare la situazione è tornare a fare acquisti dal piccolo negoziante di fiducia, uno che dice no all’idea che tutti i soldi debbano concentrarsi nelle mani di pochi, uno che ci prova nonostante tutto e per farlo getta il cuore oltre il bancone. Uno da cui puoi ancora andare a comprare, e magari chiacchierarci. Uno che è l’antidoto vivente di tutto ciò che nella globalizzazione dei mercati è andato storto.
E se anziché consegnare denaro e futuro a conglomerati finanziari senza volto, ricominciassimo a far circolare i nostri soldi nei nostri quartieri, non fra persone giuridiche, ma individui reali? E se smettessimo di essere cittadini-merce delle città-mercato?
Flavio Troisi
www.flaviotroisi.com

giovedì 21 giugno 2012

Pallottole cinesi



L'Italia è un paese strano. Ha un governo che non è stato eletto dal popolo ma da una curiosa alleanza tra maggioranza e opposizione. Il governo in questione però a sua volta non risponde di quello che fa ai suoi cittadini bensì alla Comunità Europea e nello specifico alla Germania. Possiamo quindi dire che lo Stato non appartiene ai cittadini italiani. La cosa che però ha reso maggiore evidenza di quanto gli italiani non siano popolo sovrano, neanche a casa propria, sta accadendo a Milano dove Dalai Lama, atteso per il 26 giugno avrebbe dovuto ricevere la cittadinanza onoraria. E invece no. Infatti la città (sindaco e sinistri) appena la Cina ha iniziato a fare pressioni ha cambiato marcia. Per l'inutile Expo 2015 erano previsti circa un milione di visitatori cinesi e il governo cinese ha posto il veto in caso di conferimento della cittadinanza al suo nemico Dalai Lama. Quindi, possiamo affermare che in Italia oramai gli italiani non possono più decidere nulla ma devono sempre chiedere il permesso agli altri paesi, in questo caso la paura delle pallottole cinesi è stato troppo anche per l'impavido Pisapia.
 




lunedì 18 giugno 2012

Riflessione

A volte la vita è dura come solo la vita sa esserlo. Ci mette continuamente di fronte alla sofferenza e non possiamo fare altro che prenderne atto. Ho iniziato a capire che le cose non sono oggettive ma sempre soggettive. Tutto dipende dal significato che noi diamo a quello che succede. Gli avvenimenti hanno la valenza che noi gli diamo. Siamo cresciuti con il martellamento del nostro inconscio su cosa è bene e cosa è male, per cosa è giusto soffrire e per cosa no. In realtà viviamo la nostra sofferenza accumulandola. Facciamo 1+1 e cosi andiamo avanti sommando i nostri problemi e le nostre difficoltà arrivando ad un punto in cui soffriamo tantissimo anche per una piccola cosa. Oppure riteniamo insormontabili problemi che non lo sono.

Consiglio il libro "Amare, Tradire" di Aldo Carotenuto, un viaggio dentro la psicoanalisi ma soprattutto dentro l'interpretazione che diamo a quello che ci accade.

Amare tradire

domenica 17 giugno 2012

Il Caldo



Fa caldo. Prepariamoci a sentircelo dire da tutti i telegiornali anche se suppongo ve ne sarete accorti da soli. Oltre alla notizia del caldo la Grecia ha deciso di stare dalla parte dell'euro, ma poco importa perchè, fa caldo. Attenzione!!! Oggi vi diranno che gli anziani devono trasferirsi nei centri commerciali e di non uscire nelle ore più calde. Bere tanto, mi raccomando. Bene, adesso potete saltare tutti i tg di oggi perchè vi ho già detto quello che c'era da sapere. Buona settimana.

venerdì 15 giugno 2012

L'inizio

Ciao a tutti, ho finalmente deciso di aprire un blog. Vorrei utilizzare questo spazio per pubblicare i miei pensieri e con voi commentarli e condividerli. Credo sia più personale e carino farlo qui che su facebook che lascerò solamente dedicato a poche questioni. Se poi qualche amico volesse contribuire con i suoi contenuti sarà il benvenuto.